Un sogno da campione

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Zenét készítette: aldo cannito Suno AI

Un sogno da campione
v4

@aldo cannito

Un sogno da campione
v4

@aldo cannito

Dalszöveg
Kevin correva tra i vicoli stretti
con un pallone e due sassi per fare i suoi rettangoli perfetti.
Mattinata lo svegliava col profumo del mare,
ma lui sognava San Siro e curve da far tremare.

Ogni giorno sotto casa della nonna,
tra la polvere e le urla, tra i sogni e la Madonna,
su via Kikko la sua scuola di talento,
dove imparava a dribblare anche il vento.

Ma c’era sempre qualcuno alla finestra,
“Basta ‘sto casino! Mo ve lo buco ‘sto cuoio maledetto!”
E Kevin rideva, mentre scappava,
col pallone tra i piedi e la gente che urlava.

(Ritornello)
Kevin, col cuore nerazzurro in petto,
sognava l’Inter, lo diceva con rispetto.
Tra le mura vecchie e l’asfalto bollente,
vede il futuro in ogni passaggio potente.
E pensava a nonno Giuseppe, detto Maradona,
che ai tempi della Selesao faceva paura e corona.
"Un giorno sarò come lui", diceva piano,
con il pallone incollato al destino nella mano.


---

(Strofa 2)
Giocava da solo, ma mai senza squadra,
ogni muro era un compagno, ogni sogno una spada.
La maglia dell’Inter l’aveva disegnata,
con i colori presi da mamma e una matita consumata.

Il nonno gli raccontava storie vere,
di partite infuocate sotto le bandiere,
“Mi chiamavano Maradona, mica per gioco,
quando toccavo palla, sparivo nel fuoco.”

Alice lo guardava dal balcone,
con gli occhi pieni di ammirazione.
Faceva il tifo con la voce sottile:
“Vai Kevin! Segna per mille!”

E lassù nel cielo Annalucia sorride,
un angelo che il vento tra le nuvole divide.
Protegge suo fratello da lassù in silenzio,
ogni tiro, ogni corsa, ogni passo è un segno.


---

(Ritornello)
Kevin, col cuore nerazzurro in petto,
sognava l’Inter, lo diceva con rispetto.
Tra le mura vecchie e l’asfalto bollente,
vede il futuro in ogni passaggio potente.
E pensava a nonno Giuseppe, detto Maradona,
che ai tempi della Selesao faceva paura e corona.
"Un giorno sarò come lui", diceva piano,
con il pallone incollato al destino nella mano.


---

(Bridge)
Le luci dello stadio brillano lontane,
ma Kevin sa che ogni passo conta, ogni cane
che abbaia nel quartiere, ogni porta sbattuta,
è un coro stonato nella sua corsa assoluta.

E quando il sole scende dietro casa della nonna,
lui è ancora lì, tra i sogni e la Madonna.
Un tiro, una corsa, una finta che illude,
la strada è dura, ma il cuore non delude.


---

(Finale – Ritornello Speciale)
Kevin, col cuore nerazzurro in petto,
non smette mai, anche se il vento è stretto.
Alice lo guarda, lo incita forte,
Annalucia dall’alto gli apre le porte.
E pensa a nonno Giuseppe, detto Maradona,
che ai tempi della Selesao faceva paura e corona.
"Non smetto finché non ci arrivo", dice convinto,
"Milan, attento… sto arrivando,
io sono Kevin, e l’Inter l’ho già dipinto."
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