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La storia della famiglia Ricci.
Immaginatevi Scapoli, un piccolo comune in provincia di Campobasso, nel cuore del Regno delle Due Sicilie, all’inizio dell’Ottocento. Qui, sotto il regno di Francesco I e poi di Ferdinando II, si stava dando vita a un importante progetto di ammodernamento delle vie di comunicazione. Uno di questi progetti riguardava la via mulattiera che collegava Isernia a Sora, un percorso che attraversava diversi paesi, tra cui Fornelli, Colli al Volturno, le Querciole di San Giorgio, le Vaglie, la Taverna Ricci, il bivio Fonte, la villa Santa Caterina, Collalto, il valico La Castagna e, infine, Cardito, San Biagio, Saracinesco, Atina e Sora.
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◦ Proprio in questo periodo di fermento, alla Taverna Ricci, Tommaso e suo figlio Carlo si impegnarono per migliorare la loro struttura e renderla più accogliente per i viaggiatori. Non si trattava solo di un posto dove fermarsi a mangiare e dormire, ma anche di un luogo dove i viandanti potevano trovare riparo per i loro cavalli, far riparare le carrozze e ricevere altri servizi utili. Intorno alla Taverna Ricci, la famiglia Ricci coltivava la terra e produceva prodotti agricoli e lattiero-caseari, contribuendo così all’economia locale. Gli affari andavano a gonfie vele, tanto che si diceva che i Ricci possedessero “La Jocca d’Oro”, un prezioso oggetto in oro massiccio raffigurante una chioccia con 12 pulcini.
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◦ Ma nel 1860, con la proclamazione del Regno d’Italia, tutto cambiò. I garibaldini, vincitori della battaglia sul Volturno, cacciarono i Borboni dal Sud Italia. Questo portò a una forte repressione da parte dei Savoia nei confronti della popolazione meridionale. Nonostante le difficoltà, alcuni soldati borbonici rimasero fedeli al loro re e continuarono a combattere, dando origine a…
Il brigantaggio, un fenomeno criminale diffuso, coinvolgeva individui ricercati che vivevano in clandestinità, derubando, saccheggiando e ricattando la popolazione locale. La famiglia Ricci, proprietaria di una taverna, fu vittima di questo fenomeno quando i briganti rapirono il primogenito di Carlo Ricci, Domenico.
Domenico Santo Ricci nacque presso la taverna nel 1847 ed era noto con il soprannome di “Mincricc” e “Fuoco”. Quest’ultimo appellativo gli fu conferito in giovane età quando riuscì a fuggire dal brigante Domenico Fuoco, che si rifugiava tra le montagne di San Pietro e Monte Cesima.
Si narra che Carlo Ricci, per il riscatto del figlio recandosi verso Venafro con un carro stracolmo di viveri altri beni e accompagnato da una considerevole somma di marenghe d’oro napoleoniche,All’altezza di Roccaravindola, notò un uomo che si avvicinava: era Domenico. Al loro ricongiungimento, Domenico esclamò: “Papà, sono io, torniamo a casa!”.
Durante il viaggio di ritorno sul carro, Domenico raccontò che i briganti lo tenevano con mani e piedi legati durante la notte. Tuttavia, mentre i briganti dormivano, riuscì a praticare un buco con i piedi.
Nella pare