เนื้อเพลง
Fuggì dal giogo d’armi e catene,
il Maestro, figlio di fiamma e dolore,
lasciando Sparta, dura regina,
che stringe il ferro più forte dell’amore.
Tra le ombre dei monti si levò il suo grido,
un voto inciso sul marmo del cielo:
“Riscatterò il mio nome perduto,
combatterò il destino, anche se è gelo.”
Licari Leonida, eroe dei venti,
portava sul petto il segno del tuono,
re senza dubbio, cuore d’acciaio,
sovrano di sangue, di forza, di suono.
Si incontrarono all’alba rossa,
dove il sole sembrava tremare,
e il mare, testimone silente,
si fece specchio del loro combattere.
Spade di luce, urla di dèi,
la terra tremò al passo dei due,
ogni colpo un canto, ogni ferita un giuramento,
ogni respiro un sogno che cade e si frantuma.
Il Maestro colpì, con furia e ardore,
ma il fato, crudele, lo attese al varco:
Licari, con gesto divino e funesto,
trafisse il petto del suo rivale stanco.
Cadde il Maestro, e il cielo tacque,
le aquile piansero sulle alture.
Ma un sorriso gli rimase, lieve,
come chi vince, pur nella sconfitta e nel furore.
E Sparta ricordò il suo nome nel tempo,
non come ribelle, ma come leggenda:
colui che osò sfidare il re del destino,
e morì, libero, nella sua tremenda splendida guerra.