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Trentacinque anni... chi l'avrebbe mai detto?
Sembra ieri che eravamo a Viterbo,
Eravamo ragazzi, pieni di sogni e di paura,
pronti a servire la patria, in questa avventura.
Poi Perdasdefogu, otto mesi di vita vera
una caserma sperduta
E ora siamo qui, con qualche ruga in più sul viso,
ma con lo stesso sorriso, lo stesso paradiso.
Ci siamo guardati, un po' spaesati,
chi ha messo su pancia, chi i capelli li ha persi
Una risata, un abbraccio, un'emozione che sale,
trentacinque anni cancellati in un istante,
Ci siamo passati la mano sulla pelata,
"Ti ricordi le flessioni? Che sudata!"
Parigu'.....Parigù un cazzo!
Parigu'.....Parigù un cazzo!
Viterbo, due mesi, la scuola, l'addestramento,
le marce all'alba, che tormento!
Le notti in branda a parlare del futuro,
di macchine, di donne, di un amore sicuro.
Le guardie, il freddo, la noia che a volte assaliva,
ma bastava una battuta e la tristezza svaniva.
Eravamo una squadra, una forza della natura,
nel cuore un'amicizia che dura.
Parigu'.....Parigù un cazzo!
Parigu'.....Parigù un cazzo!
E poi Perdasdefogu, un nome che sa di mistero,
un puntino sulla carta, un mondo intero.
Otto mesi di vento, di sole che picchiava forte,
di turni di guardia, di sfide con la sorte.
Le serate al bar, le partite a carte,
le lettere a casa, le speranze riposte in quelle carte.
Eravamo fratelli, più che semplici commilitoni,
legati da un destino, da mille emozioni.
Parigu'.....Parigù un cazzo!
Parigu'.....Parigù un cazzo!
Ma stasera manca qualcuno, c'è un vuoto che fa male,
un fratello che ci guarda da lassù, da un posto speciale.
Alessandro, ti ricordiamo, con il tuo sorriso sincero,
sei sempre con noi, il nostro angelo guerriero.
Alziamo i calici al cielo, per te che non ci sei più,
ma nel nostro cuore, ci sarai sempre tu.
E allora brindiamo a noi, a questi capelli bianchi,
a queste pance che crescono, a questi cuori mai stanchi.