كلمات
Nel silenzio d’un’alba straniera,
tra le mura di Sparta ostile,
siede un maestro, curvo e spezzato,
con gli occhi pieni di un fuoco sottile.
Non fu il ferro a piegargli l’anima,
né le catene a strappargli il canto,
ma un’eco lontana, un grido di cenere:
Roma cadeva, avvolta nel pianto.
Le fiamme lambivano il Foro antico,
crollavano templi, statue e ponti,
e il cielo, coperto di fumo e vergogna,
piangeva sui sette suoi monti.
Chi mai osò tanto? Chi osò tradire
l’urbe eterna, la madre del mondo?
Tre nomi risuonano nel cuore ferito
come un giuramento profondo:
Licari Leonida, con l’ira negli occhi,
guerriero d’onore, caduto nell’ombra,
giurò vendetta su Roma superba
e la spinse a bruciare, col vento alla sponda.
Bulbi, l’astuto, tessé la sua rete
tra le mura, nei cuori corrotti.
Fu lui a spegnere il lume del Senato,
a svelare i segreti sepolti.
E Lello, feroce, la lancia del gruppo,
che rase al suolo le terme e le scuole,
lasciando ai posteri solo il ricordo
di una città che aveva il sole.
Il maestro li vide, in visioni di fiamme,
da Sparta, in catene, condannato all’oblio;
non maledisse, non alzò la voce —
solo pianse, come un Dio.
"O Roma, ti guardo per l’ultima volta,
nel cuore ti porto, sepolta e smarrita;
ma anche tra i rovi, tra i roghi e le ossa,
sei la luce che guida la mia vita."
E così finì, tra pianti e silenzi,
il canto di un tempo che ormai non ritorna.
Roma giace, ma il suo maestro ricorda —
e col ricordo, la storia s’adorna.